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ADUNATA SEZIONALE 2016 A CASIACCO

"Con grande commozione e reverenza rendo omaggio a Cristiano che ho avuto modo di conoscere e scambiare con Lui alcune parole durante la straordinaria Adunata Nazionale di Pordenone".
- Buon Viaggio Cristiano, esempio di Uomo e di Maestoso Alpino -
Rino Mareschi, capogruppo Val d'Arzino, consigliere e delegato di zona

È morta a 102 anni la “penna nera” più anziana d’Italia. Cristiano Dal Pozzo aveva commosso molti due anni fa a Pordenone: abbandonò la sedia a rotelle per sfilare

di Davide Vicedomini

VICENZA. È morto Cristiano Dal Pozzo, la penna nera più anziana d’Italia: aveva 102 anni. Nativo di Rotzo in provincia di Vicenza, l’alpino noto come “il vecio d’Italia” aveva commosso molti due anni fa all’adunata di Pordenone quando nel raduno nazionale delle penne nere, alle quali non voleva mai mancare, abbandonò la carrozzella nella quale era costretto dagli acciacchi dell’età e con un atto di estrema forza, dignità e orgoglio, tipico degli alpini, volle sfilare sotto la tribuna, tra gli applausi e gli abbracci della folla.

«La morte di Cristiano Dal Pozzo mi riempie di commozione e di tristezza - scrive in un messaggio il presidente del Veneto, Luca Zaia –. Lo ricordo ancora sfilare, insieme agli alpini di tutta Italia, alle adunate nazionali. E mi porto nel cuore la memoria viva di due anni fa, a Pordenone.

Zaia ricorda che quel giorno di maggio di due anni fa «sono corso ad abbracciare il “nonno” dei nostri alpini perchè Cristiano Dal Pozzo era e rimarrà per tutti i veneti il simbolo stesso dell’alpinità, di quella straordinaria umanità nella quale si impastano forza e caparbietà, spirito di sacrificio e amore per la propria terra, abnegazione e generosità».

Il governatore veneto aggiunge che «la lunga e rocambolesca avventura dell’alpino Dal Pozzo, che nella sua lunga vita ha sperimentato il “profugato” delle genti dell’altipiano, la guerra d’Abissinia, il deserto della Libia, la prigionia nazista in Austria e il ritorno ai campi di Castelletto di Rotzo, è il paradigma della straordinaria e generosa storia di un Corpo che per storia, valori e radicamento popolare è parte costitutiva del dna dei veneti.

Senza la solidarietà alpina, anima del nostro volontariato e del nostro sistema di protezione civile, saremmo tutti più poveri. Cristiano Dal Pozzo era tutto questo e la sua figura, fragile ma caparbia e sorridente, ci mancherà ai prossimi appuntamenti con le “penne nere”».

Cristiano Dal Pozzo, alpino della sezione Monte Ortigara di Asiago, era stato prima in fanteria, poi era partito volontario per l’Abissinia come marconista e quindi era stato assegnato alla sezione alpina. Dopo la guerra aveva fatto ritorno nel vicentino.

Nel 2012 aveva partecipato anche all'adunata nazionale a Bolzano, città dove era stato arrestato dopo l’8 settembre del 1943 e deportato dai tedeschi in un campo di concentramento in Austria.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

AUGURI PRESIDENTE!

 

ILARIO MERLIN
del Gruppo A.N.A. di Morsano al Tagliamento
Nato a S.Vito al Tagliamento il 14/01/1970
E' IL NUOVO PRESIDENTE
DELLA SEZIONE A.N.A. DI PORDENONE


Dal Messaggero Veneto del 30 dicembre 2015

(clicca sulla foto per ingrandire e leggere)

GLI ALPINI: "NO COMMENT"

Sabato 19 dicembre 2015 alla presenza di Pietro Gerometta e Dino Marcuzzi sindaco e vicesindaco di Vito d'Asio, c'è stato il tradizionale scambio degli auguri nella sede degli alpini del gruppo Val d'Arzino a Casiacco. Il capogruppo Rino Mareschi ha rivolto un indirizzo di saluto e cordiali auguri a tutti i presenti a cui ha fatto seguito un simpatico rinfresco. Fra gli altri erano presenti due gagliardi giovanotti reduci dell'ultima guerra.

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il giornale degli alpini di Pordenone

       Numero di settembre 2016

    

 


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sull'Adunata Nazionale di Pordenone

 

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                 Numero di ottobre 2016



90° ADUNATA NAZIONALE ALPINI 2017

TREVISO

Gruppo Val d'Arzino

Referente: Rino Mareschi

Via Conte Ceconi 8, Casiacco - 33090 Vito d'Asio (PN)

Tel.: 335 5928160

e-mail: valdarzino.pordenone@ana.it

 

Scopi e obiettivi:

L'Associazione Nazionale Alpini (ANA) è un'associazione apartitica che non ha scopo di lucro; si avvale, in modo determinante e prevalente, delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri soci e si propone di:

- tenere vive e tramandare le tradizioni degli Alpini, difenderne le caratteristiche, illustrarne le glorie e le gesta;

- rafforzare tra gli Alpini i vincoli di fratellanza nati dall'adempimento del comune dovere verso la Patria e curarne, nei limiti di competenza, gli interessi e l'assistenza;

- favorire i rapporti con i Reparti e gli Alpini in armi;

- promuovere e favorire lo studio dei problemi della montagna e del rispetto dell'ambiente naturale, anche ai fini della formazione spirituale e intellettuale delle nuove generazioni;

- promuovere e concorrere in attività di volontariato e protezione civile con possibilità d'impiego in Italia e all'estero, nel rispetto prioritario dell'identità associativa e dell'autonomia decisionale.

Principali attività svolte:

Dal 1979, anno di nascita del Gruppo Alpini "Val d'Arzino", molti sono stati gli interventi effettuati sul territorio comunale; i principali si possono così riassumere:

- costruzione del Monumento agli Alpini Caduti sul Monte Asio (1982);

- recupero del vecchio Ponte Re a Pielungo (2000);

- ristrutturazione del Cimitero austriaco e della Cappella Votiva di "For" di Pielungo (2008);

- ristrutturazione del Cimitero di Pozzis (2012).

Di rilevante importanza la costituzione del gemellaggio con gli ALPINI AUSTRIACI della cittadina di Landskron (Villach) in Carinzia e con gli Alpini del Gruppo di San Leonardo Valcellina.

Raduni estivi delle Penne nere che si svolgono sul Monte Asio con frequenza biennale, in alternanza con il Gruppo Alpini di San Leonardo Valcellina.

Altre notizie:

Fra gli obiettivi del gruppo Alpini rientra il rafforzamento della squadra di protezione civile, il rafforzamento del gemellaggio con gli amici austriaci allargandolo anche ad altre realtà austriache della Carinzia, il rinvigorimento delle attività di manutenzione dei siti storici del territorio, dei monumenti, delle cappelle e dei percorsi della grande guerra, oltre a valorizzare la solidarietà, le normali e rituali attività degli Alpini.

PIEVE DI SAN MARTINO D'ASIO, 8 novembre 2015

Santa Messa in ricordo dei caduti di tutte le guerre, benedizione delle corone e loro deposizione ai monumenti a Casiacco ed in Mont

143° di costituzione delle truppe alpine

S. Nicolò a Vigna di Castelnovo del Friuli

15 ottobre 2015

Per visionare al meglio il video seguente, escludi la musica cliccando sulla pausa in fondo alla colonna a lato.

Censurata la preghiera degli alpini per non offendere gli immigrati

Gli alpini contro la decisione del vescovo: "Solo malafede o un certo pacifismo ideologico possono portare a pensare che gli alpini coltivino sentimenti di aggressione o di intolleranza"

- Lun, 17/08/2015 - 14:30

Ieri, infatti, l'ufficio liturgico diocesano ha proibito a un gruppo di "penne nere" di leggere in chiesa la loro storica preghiera. Anzi: armata di sacro fuoco della censura, la diocesi ha imposto di sbianchettare una frase giudicata troppo dura nei confronti degli stranieri: "Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana".

Giustamente, il presidente della sezione locale dell'Ana, Angelo Biz, ha affermato: "Sappiamo che a far torcere il naso ad alcuni ecclesiastici è la frase della preghiera in cui si chiede di rendere forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra civiltà cristiana. Una frase che viene subito dopo quella in cui si definiscono gli alpini 'armati di fede e di amore'. Queste sono le armi degli alpini e solo la malafede o un certo pacifismo ideologico possono pensare che gli alpini coltivino sentimenti di aggressione o di intolleranza. Gli alpini non hanno armi e la cultura che li ispira è quella di una fratellanza che non ha confini. È amaro constatare che proprio all'interno della comunità cristiana possano crescere muri, che finiscono per incidere nella serenità di rapporti, usando pretestuosamente il Vangelo della pace come una clava per rompere armonie consolidate".

È strano che la diocesi di Vittorio Veneto se la prenda con una preghiera scritta circa 80 anni fa, in tempo di guerra, e che, certamente, è stata recitata da tanti sacerdoti alpini, compreso il beato don Carlo Gnocchi.


 

 Dal Messaggero Veneto del 29 giugno 2015:

 

"Sacerdote da 50 anni,

festa grande per don Aniceto"

Ricorre anche il 36° anniversario della nomina

di Cappellano Militare del Gruppo Alpini

ANA Val d’Arzino – Vito d’Asio

avvenuta nell’Assemblea di Costituzione del Gruppo domenica 11 febbraio 1979.

(Don Aniceto Cesarin è stato per lungo tempo parroco della Val d'Arzino)

 

 

                        Dal sito

                         ANA.it


Una scossa che fa bene all'Italia

 

Argomento: ANA

Cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione. Così diceva il Perozzi di “Amici miei”.

Qui c’è di più però: c’è anche la tenacia della ragione basata su valori profondi; c’è la rabbia del vedere la tua città e la tua Patria in mano a quattro ragazzotti che non sanno nemmeno perché protestano: lo fanno e basta come fosse uno sport pensando che tutto sia lecito.

C’è la dignità di chi non intende soccombere e subire l’arrogante violenza della stupidità. C’è lo Spirito dell’Alpino che ama la sua bandiera, la sua Patria e che soffre nel vederla costantemente vilipesa.

C’è l’angoscia di chi assiste, quasi impotente, all' impossibilità della coesione persino in un momento in cui i riflettori del Mondo sono puntati sulla Nazione più bella del Pianeta, quella della genialità, del bello, del gusto ma anche dell’operosità intelligente. Quella fatta di una stragrande maggioranza di persone perbene che amano l’Italia ma che è stata relegata in un angolo da false demagogie di cattivi maestri che ritengono fuori moda amare il proprio Paese e che, ancora oggi, ti additano come fascista se ami la tua bandiera. Quelli che da decenni cercano di distruggere i simboli dei migliori valori di questa Nazione e che, in nome di un errato concetto di libertà, giustificano ogni abuso.

Di fronte a tutto questo il nostro Beppe Parazzini, con la sobria eleganza che lo contraddistingue, si è affacciato al balcone del suo studio, ha esposto la bandiera tricolore ed è rimasto fiero e impassibile al lancio di uova e di insulti che i bamboccioni urlanti e devastatori gli hanno riservato.

Senza rendersene conto è diventato il simbolo di un Italia che non ci sta.

Di un’Italia che non piega la testa e non cala le braghe. Di un’Italia che vuole dire che esiste e che non è più disposta a tollerare abusi di questo genere. Di un’Italia che sogna la capacità di fare quadrato tutti assieme quando serve. Di un’Italia che ha voglia di esporre le proprie eccellenze (che sono tante). Di un’Italia che non è disposta a negoziare i suoi valori, le sue tradizioni e la sua storia. Di un’Italia che è stufa di proteste fini a sé stesse e che alla distruzione preferisce un’intelligente opera di ricostruzione anche morale.

A noi alpini il gesto del nostro Past President ha immediatamente riportato alla mente quello dei nostri Soci Fondatori quando, a Milano, esposero il Tricolore il 4 novembre del 1919 e lo difesero per tutta la giornata da quanti lo volevano nascondere in nome di una fasulla pace sociale.

Scriveva Arturo Andreoletti: “… Debbo citare tra gli episodi di quegli anni, quello del Tricolore esposto al balconcino della nostra sede in Galleria che la Questura ci imponeva di ritirare minacciando severe sanzioni. Ma quella bandiera non fu mai ritirata. Abbiamo saputo resistere sia pure con qualche sacrificio e con qualche rischio, ma con volontà e fierezza indomabili e con la sicura coscienza di fare il nostro dovere.”

Volontà e fierezza indomabili e coscienza di adempiere ad un semplice dovere del cittadino si sono manifestati con incredibile potenza anche sul balcone dello studio del nostro Beppe Parazzini che è diventato il simbolo dell’Italia perbene.

Potenza che, per una volta, è stata recepita da tutti i media nazionali. Che è rimbalzata sui social network, sulle televisioni e sui giornali ed ha dato una scossa a questa Italia stanca e sfiduciata.

Una scossa che ha infuso nei cuori dei milanesi e degli italiani un nuovo orgoglio di cittadinanza che si è manifestato all’indomani delle devastazioni dei black block in quella meravigliosa immagine dei milanesi che ripulivano la loro città.

Una scossa che si è manifestata anche nello sdegno per la storpiatura buonista del nostro Inno Nazionale all’inaugurazione dell’Expo.

I simboli si difendono. Sempre e comunque.

I valori non si negoziano.

La memoria di quanti hanno dato la vita per questa nostra Italia non si umilia per non turbare la sensibilità di qualche anima bella.

Grazie Beppe di questa bella scossa. Ne avevamo bisogno un po’ tutti. Hai restituito l’anima a questo Paese!

Il sasso è stato lanciato. L’esempio è sotto gli occhi di tutti. Ora sta a tutti noi proseguire su questo cammino con coerenza e determinazione.

Cara Italia riparti dai tuoi alpini.

Dal Messaggero Veneto


L'ultima mula degli alpini

in dono a Papa Francesco

In esclusiva la lettera al Pontefice

Rinaldo Muscolino

(Da IL RIDOTTO)

Il singolare regalo di un imprenditore italiano da molti anni trapiantato in Spagna. Rinaldo Muscolino, come racconta a papa Bergoglio, aveva acquistato due mule dagli alpini, tra cui Lena (34 anni) che ora vuole donare al pontefice, a un'asta che l'esercito italiano fece a Belluno nel 1993. Successivamente acquistò altri 48 muli dall'esercito spagnolo, e da quel momento dedicò a questi animali tutta la sua vita.

Rinaldo Muscolino con la mula Lena
Rinaldo Muscolino con la mula Lena

ROSES (Girona, Spagna) – (r.b.) Una mula, l’ultima mula degli alpini, in dono a Papa Francesco. E' l’insolito regalo che un imprenditore italiano da molti anni trapiantato in Spagna, Rinaldo Muscolino, vuole fare al Pontefice. I motivi li spiega lui stesso, in questa lettera che ha scritto e indirizzato al Santo Padre, e che IL RIDOTTO pubblica qui sotto, integralmente e in esclusiva.

Rinaldo Muscolino con la mula Lena
Rinaldo Muscolino con la mula Lena

La mula si chiama Lena, ha trentaquattro anni, che potrebbero corrispondere ai centodue di una persona, gode di ottima salute, ed è l’ultima dei ventiquattro muli dell’esercito italiano che il 7 settembre 1993, dopo molti anni di onorato servizio presso la Brigata Cadore, vennero messi all’asta presso la caserma D’Angelo di Belluno, dal momento i militari sostenevano che non servivano più.

I muli di Muscolino
I muli di Muscolino

Quel giorno, al grido di "vergognatevi!", come si può leggere negli articoli di Repubblica (www.secondo66.it), trecento vecchi alpini ingaggiarono una dura battaglia per strapparli ai macellai presenti che volevano farne salumi. Riuscirono a salvarne ventuno. Tra gli acquirenti, c’era Rinaldo Muscolino – "l’importante è che

I muli di Muscolino
I muli di Muscolino

non diventino rotundas mortadelas" – voleva acquistarli tutti, ma riuscì a comperarne solo due: una, appunto, era Lena. Poi Rinaldo acquistò altri quarantotto muli di cui voleva disfarsi l’esercito spagnolo, diede vita a un parco naturale a Cap de Creus, in Costa Brava, e la sua vita cambiò. Questa la lettera che ha scritto al Papa.

I muli di Muscolino
I muli di Muscolino

"Mi rivolgo a Francesco, nostro Pontefice. Nostro padre e luce di speranza in questo momento tanto difficile e doloroso per il nostro pianeta. Mi rivolgo a Francesco per offrirgli un dono speciale e insolito: una mula di nome Lena, l’ultima mula degli alpini italiani.
"Qual è il motivo di questo dono, e perchè è così significativo? La storia è molto lunga, ma forse merita un minimo di attenzione. Più di venti anni fa l’esercito italiano decise di disfarsi dei muli degli alpini perchè ormai superati dalla tecnologia, passati di moda, per così dire,come le persone anziane che sono considerate inutili in questa società che vive di apparenze.
«Il mulo è da sempre stato il più umile servitore dell’uomo, silenzioso e instancabile lavoratore in tempo di guerra e in tempo di pace. Già da diversi anni mi ero trasferito in Spagna con la mia famiglia, quando appresi da un giornale italiano che a Belluno si sarebbe tenuta un’asta per vendere gli ultimi ventiquattro muli degli alpini, e che il loro destino appariva molto incerto. Decisi allora di acquistarli e di portarli in Spagna per far trascorrere i loro ultimi anni in mezzo alla natura, a godere di un meritato riposo.
«Sentivo che era mio dovere dar loro la possibilità di una vita migliore, tanto più che c’era la possibilità che finissero al macello, destinati a diventare cibo per cani. Riuscii ad acquistare, all’asta, unicamente due mule, Iace e Lena, dal momento che molte altre persone si erano come me mobilitate per salvarli. E così le due mule giunsero in Spagna, in Catalogna… ma ancora ignoravo che quello era solo l’inizio di una grande avventura, che sarebbe diventata la missione della mia vita.
"Poco dopo mi giunse la notizia che l’esercito spagnolo aveva deciso di dismettere gli ultimi 48 muli che ancora stavano nella caserma di San Clement nell’Alt Emporda. Mi sembrò un segno del destino e animato da un forte entusiasmo dopo numerose peripezie riuscii a convincere il Ministero della difesa spagnolo a cedermi i muli, garantendo che avrei provveduto al loro sostentamento.
«È superfluo dire che quasi tutti i miei familiari cercarono di farmi desistere da quel proposito che loro consideravano una follia, ma ormai niente poteva fermarmi. Fino a quel momento mi ero dedicato al mercato immobiliare e col mio lavoro avevo conquistato una discreta posizione economica, e da quel momento tutte le mie energie e tutte le mie sostanze sono state impegnate per quei cinquanta muli, che nessuno voleva, bisognosi di protezione, di cure, ma soprattutto di amore.
«E così acquistai una proprietà nella Catalogna francese dove loro potessero pascolare, correre, riposare. Ho vissuto solo per loro, accudendoli personalmente giorno dopo giorno, e vendendo a poco a poco tutte le mie proprietà per far fronte al loro mantenimento e a tutte le cure mediche necessarie. Questo impegno costante mi ha dato forza e non mi sono concesso il tempo per ammalarmi o per cadere in depressione perché nessun altro avrebbe potuto occuparsi di loro.
«Vederli pascolare nei prati erbosi, correre veloci nel vento, rotolarsi nella terra… tutto questo spettacolo mi riempiva il cuore e mi confermava che avevo preso la decisione giusta. Con il passare degli anni li ho assistiti, fino al momento della morte, e anno dopo anno ho dovuto dolorosamente separarmi da quelli che se ne andavano, ma questo fa parte del ciclo della vita.
«Iace, mula italiana è morta, insieme ad altri fratelli spagnoli… Cebollera, Farpa, Darina… Fanfarron… e a poco a poco la famiglia è diventata sempre più piccola. E ora ne restano trenta e con loro Lena, l’ultima mula italiana degli Alpini che io voglio donare a papa Francesco, perché come san Francesco ha attenzione per tutte le creature senza nessuna distinzione.
«Si tratta di un dono simbolico, che se viene accolto potrà dare un po’ di luce a questa storia dove non si parla di fatti grandiosi, o di personaggi famosi, ma di poveri muli, di umili animali che come tutti gi esseri del Creato hanno diritto a vivere una vita di pace e di serenità in un mondo che sappia riscoprire la mulattiera, giusto e impervio cammino che conduce alla pacifica convivenza di tutte le creature senza nessuna distinzione o discriminazione.
«Ritengo che questo obbiettivo di sobrietà e di solidarietà, rappresentato dalla mula Lena e dai suoi compagni di ventura, possa essere pienamente condiviso e sostenuto da tutti coloro che vorranno fare proprio e divulgare questo messaggio di fratellanza universale".
Rinaldo
Cittadino del mondo

                            

                         10 agosto 2014
      Raduno alpino Val da Ros - Clauzetto 


La S. Messa, funzione di intensa religiosità celebrata dal cappellano delle frecce tricolori, maggior don Albino D'Orlando e discorsi autorità


 

                       24 luglio 2014

           94° compleanno di Ettore Tosoni


(Per la cronaca dell'avvenimento, clicca sulla foto)

A pagina 32 del numero di giugno 2015 del giornale degli alpini

di Pordenone "LA PIU' BELA FAMEJA",

trovi l'articolo dedicato all'alpino Ettore.

 

Domenica 13 luglio 2014

         VITO D'ASIO

     RADUNO ALPINO


Era presente l'Österreichischer Kameradschaftsbund di Landskron con il sindaco di Villaco Helmut Manzenreiter, il gruppo ANA S. Leonardo Valcellina, il vicesindaco di S. Quirino, il vicesindaco di Vito d'Asio Dino Marcuzzi, l'assessore provinciale Stefano Zanier, il Tenente Colonnello della brigata alpina Julia Antonio Esposito, il comandante della stazione dei carabinieri di Castelnovo Maresciallo Claudio Bomben ed il cerimoniere ufficiale della sezione ANA di Pordenone Mario Povoledo. Ha celebrato la S. Messa il Maggiore, Cavaliere, ex cappellano militare Mons. Giovanni Tassan.

La medaglia coniata per l'occasione


87^ Adunata Nazionale

Pordenone, 9 - 10 - 11 maggio 2014

"Gli alpini esempio per l’Italia"


PORDENONE, 3 MAGGIO 2014

CASIACCO, VENERDI' 25 APRILE 2014

Deposizione di una corona in onore dei caduti della II guerra mondiale

Foto Roberto Barazzutti

ANDUINS, 16 APRILE 2014

Consegna del tricolore ai ragazzi di V elementare

ed al comune di Vito d'Asio

Si ringrazia per la gentile concessione delle foto

DOMENICA 3 NOVEMBRE 2013

VITO D'ASIO

Cerimonia civile al monumento agli alpini in Mont

(Per visionare al meglio il video seguente, escludi la musica cliccando sulla pausa nella colonna a lato).

VITO D'ASIO

Sabato 3 novembre 2012, omaggio ai caduti

(Per visionare al meglio il video seguente, escludi la musica cliccando sulla pausa nella colonna a lato)