Imponente edificio in stile “neogreco” costruito negli anni settanta dell’800 dall'architetto triestino Giovanni Andrea Berlam

per l'imprenditore friulano.

La marcia “Durch den Arlberg” è stata composta dal k.u.k. Militärkapellmeister (imperial regio maestro di cappella) Wendelin Kopetzky (1844 – 18.05.1899), in occasione della festa per l'abbattimento dell'ultimo diaframma del tunnel ferroviario dell'Arlberg (Tirolo - Vorarlberg Austria), avvenuta il 19 novembre 1883. Questa marcia venne dedicata dal compositore all'imprenditore Giacomo Ceconi che assieme a migliaia di operai costruì questo ardito tunnel.

La composizione ottenne un tale successo da venir pubblicata nel dicembre del 1883 sul giornale “Der Bote”. Venne anche stesa la partitura per pianoforte che poi fu acquistata dalla casa di musica Johann Gross di Innsbruck.

La linea ferroviaria dell'Arlberg ha avuto una storia di successi lunga più di un secolo, non così la marcia della quale si persero poi le tracce ed anche negli archivi della Musikkapelle (banda) di St. Anton am Arlberg, l'opera non era più rintracciabile. Solamente nell'elenco delle opere del compositore la si trovava con il nome Opus 439.

Nel 2010, ossia 127 anni dopo l'inaugurazione, un nipote di Giacomo Ceconi, Milan Lusser dalla Svizzera, ha inviato al comune di St. Anton am Arlberg una copia della partitura per pianoforte del 1883 comunicando che essa faceva parte dell'eredità di suo nonno. “... e sarebbe una cosa molto speciale far rivivere questa marcia in ricordo del nonno ma anche di tutti coloro che lavorarono al tunnel tra il 1880 ed il 1884”.

La partitura per pianoforte è stata così nuovamente arrangiata per orchestra di fiati dal Kapellmeister Günther Öttl così da far rivivere un pezzo musicale di storia patria.

 

Ringrazio il Kapellmeister Günther Öttl per la sua disponibilità permettendomi di pubblicare su questo sito una registrazione della marcia “Durch den Arlberg” eseguita dalla Musikkapelle di St. Anton am Arlberg.

 (Per ascoltare la marcia clicca sulla freccia qui sotto ma prima escludi la musica di sottofondo nella colonna a lato)

Il frontespizio della marcia, la medaglia coniata per l'inaugurazione

ed il tunnel dell'Arlberg

Altre opere ferroviarie eseguite da Giacomo Ceconi


La stazione ferroviaria di Prevalje, oggi Slovenia, come si presenta attualmente. Agli inizi degli anni '60 del 1800 Giacomo Ceconi partecipò alla sua costruzione come sub appaltatore. Questo fu uno dei primi lavori di una certa importanza.

La strada Regina Margherita in Val d'Arzino in una foto d'epoca, la targa e la pergamena in ricordo dell'inaugurazione avvenuta il 15 novembre del 1891.

Per scaricare un'esauriente biografia del Conte Giacomo Ceconi, clicca sotto.

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Oppure, per scaricare una piccola biografia del Conte edita a cura del comune di Vito d'Asio, clicca qui sotto.

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Bollettino parrocchiale straordinario nel 100° anniversario della morte del Conte Giacomo Ceconi.

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Saluto del parroco don Italico Josè Gerometta all’inizio della S. Messa presieduta dal Vescovo di Concordia-Pordenone, Sua Eccellenza Mons. Ovidio Poletto, in occasione del centesimo anniversario della morte del Conte Giacomo Ceconi di Montececon di Pielungo.

 

Eccellenza Reverendissima, a nome della comunità parrocchiale di Pielungo e delle altre Parrocchie della Val d’Arzino, Le dò il benvenuto nella ricorrenza del centesimo anniversario della morte dell’illustre e nobile benefattore Conte Giacomo Ceconi di Montececon, in questa chiesa che egli volle edificare con raffinata eleganza. La comunità di Pielungo eleva a Dio la rinnovata preghiera di suffragio per il Conte e riconosce grata la sua bontà e generosa vita. La sua presenza, Eccellenza, ci onora e La ringraziamo per aver accolto il nostro invito. Assieme a Lei, Eccellenza, saluto i sacerdoti presenti ed i miei predecessori che qui a Pielungo ed in Valle hanno esercitato il loro zelante ministero. Alcuni, per impegni pastorali, impossibilitati ad essere presenti, sono però vicini con la preghiera. Porgo il benvenuto a tutte le Autorità qui presenti, al sindaco di Vito d’Asio, ai rappresentanti della provincia e della regione e a tutte le Autorità di ogni ordine e grado. Con sentimenti di stima e cordialità desidero altresì salutare i rappresentanti della nobile famiglia Ceconi, i discendenti del Conte, che da varie parti d’Italia e del mondo in questa solenne circostanza rientrano nella terra natale del loro illustre antenato. Ugualmente porgo l’ossequio ed il benvenuto ai rappresentanti di Slovenia, Austria, Ungheria e di altre regioni o paesi, luoghi dove ancora oggi sono ben visibili le testimonianze dell’elegante e magistrale professionalità del Conte.

In confidenza ricordo volentieri che il mio bisnonno materno era sloveno ed era uno dei cocchieri del Conte e che il Conte stesso aveva voluto con sè a Pielungo dalla Slovenia. Un saluto rispettoso e riconoscente alla Graphistudio. Grazie al coro “Val d’Arzino” per la disponibilità nel sostenere il canto. Porgo il saluto ai rappresentanti delle varie istituzioni ed Associazioni. A tutti voi che gremite oggi questa chiesa, grazie per la presenza e la preghiera. Si uniscono, come sempre, ammalati ed anziani e coloro che li assistono, offrendo al Signore la loro sofferta preghiera associandosi spiritualmente a noi. Grazie a chi con dedizione, ieri come oggi, custodisce con cura questa stupenda chiesa che il Conte ci offrì con cuore generoso.

Concludendo, desidero ricordare il parroco di allora, mio predecessore, don Pietro Cozzi, che fu assieme al Conte l’ideatore di questa grande chiesa e che trovò pieno riscontro nella generosità del Ceconi. Don Pietro Cozzi fu anche un rappacificatore in alcuni momenti di tensione durante l’edificazione di questa chiesa. Don Pietro fu uomo saggio ed intelligente, sapendosi meritare il rispetto e la generosità del Conte. Cento anni or sono, ai funerali del Conte, don Pietro pronunciò queste stupende e profetiche parole che mi onoro di ripetere, augurandoci che possiamo raccogliere, almeno in parte, l’eredità morale, l’insegnamento, la saggezza e la generosità del Conte Giacomo Ceconi. Così si pronunciò l’allora parroco in questa chiesa, ai funerali del Conte, il 21 luglio 1910:

“Amò e beneficò regalmente questa sua terra natale, dando sempre esempi rari di attività, di lavoro e di fermezza di propositi. La sua vita sembrerà ai posteri più leggenda che storia, ma i suoi contemporanei l’hanno visto semplice figlio di modesti possidenti progredire con le sue opere di trionfo in trionfo. Si procurò grandi ricchezze tra l’ammirazione ed il plauso dei governi e la riconoscenza di moltitudini di operai, che assieme a queste popolazioni dell’antica pieve d’Asio, avranno sempre in onore il suo nome e benediranno sempre la sua cara memoria”.

Don Italico Josè Gerometta, parroco.

Pielungo, 18 luglio 2010