Ritratto di Daniele Concina nel primo tomo della "Theologia" (foto Viola da ÂS Int e Cjere - 1992).
Ritratto di Daniele Concina nel primo tomo della "Theologia" (foto Viola da ÂS Int e Cjere - 1992).

Daniele Concina (Clauzetto, 2 ottobre 1687 – 1756) è stato un presbitero italiano.

Nato da una nobile famiglia friulana, era figlio di Pietro Concina di Clauzetto e di sua moglie Pasqua Ceconi. Daniele visse ed operò principalmente a Venezia e prese i voti divenendo frate domenicano. È noto principalmente per il suo rigido ed inflessibile rigorismo e per le sue orazioni energiche e spesso violente. Benedetto XIV lo chiamò a far parte di una congregazione per discutere riguardo al problema dell'usura. Concina condannò violentemente qualsiasi prestito ad interesse, al contrario dei gesuiti, più aperti. Si scontrò anche con il marchese Scipione Maffei, che aveva pubblicato un volume sull'utilizzo del denaro nel quale si concedeva il prestito ad interesse, se moderato.

L'intento di Concina era quello di un ritorno alla Chiesa delle origini, ai modelli comportamentali dei Padri della Chiesa, onesti ed integri.

 Da Wikipedia

http://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_Concina

Medaglione con il ritratto di Daniele Concina riprodotto dell'opera di Dionisio Sandellio (foto Viola da ÂS Int e Cjere - 1992).
Medaglione con il ritratto di Daniele Concina riprodotto dell'opera di Dionisio Sandellio (foto Viola da ÂS Int e Cjere - 1992).
Frontespizio della "Theologia Christiana" di Daniele Concina, Roma 1749 (foto Viola da ÂS Int e Cjere - 1992).
Frontespizio della "Theologia Christiana" di Daniele Concina, Roma 1749 (foto Viola da ÂS Int e Cjere - 1992).

La costruzione della ferrovia Transiberiana fu voluta e deliberata dallo Zar Alessandro III il 17 marzo 1891 ed i lavori, sul ramo principale, durarono dal 1891 al 1906. Da Mosca a Vladivostock è lunga 9.434 km e supera montagne, dirupi, acquitrini e fiumi imponenti.

Il primo italiano venuto a costruire ferrovie in Siberia nel 1893 fu Pietro Brovedani di Clauzetto, allorché la costruzione della Transiberiana, pervenuta nel suo insieme fino a Omsk, procedeva verso Tomsk. Per mezzo di un suo compaesano, Domenico Indri, fece venire da Clauzetto nel 1894, trentaquattro operai e un altro gruppo di un centinaio sopravvenne quando la linea procedeva verso Irkutsk.

Domenico Indri nel 1895 (da ÂS Int e Cjere - 1992).
Domenico Indri nel 1895 (da ÂS Int e Cjere - 1992).
Domenico Indri col colbacco (da ÂS Int e Cjere - 1992).
Domenico Indri col colbacco (da ÂS Int e Cjere - 1992).

Bonaventura Zannier (da ÂS Int e Cjere - 1992).
Bonaventura Zannier (da ÂS Int e Cjere - 1992).

Tra i primi a partire da Pradis fu Bonaventura Zannier fu Francesco (Locandin) che si mise in viaggio nel 1895… "un po' prima che io nascessi"… mi precisava il figlio, pure lui Bonaventura, classe di ferro 1896, deceduto nel 1991 a Spilimbergo.

"Come ha già ricordato mio fratello Umberto, mio padre diceva di aver lasciato scolpite le sue iniziali BZ sul pilone di un viadotto.

In quegli anni andare in Russia era quasi una norma. Partivano muratori, tagliapietre, scalpellini, carpentieri e fabbri. Operai di Clauzetto e Pradis, con altri di Forgaria e Artegna costruirono principalmente ferrovia e manufatti lungo la grande ansa meridionale del grande lago Baikal e l’aggettivo "grande" quando si parla della Russia non ammette sottintesi: infatti questa ansa è lunga circa 250 km e il Baikal ha una superficie di 31.500 kmq. come dire la Lombardia e il Friuli - Venezia Giulia messi insieme.

Mio padre, racconta Bonaventura, assieme con i suoi compagni, stette 40 giorni per arrivare sul posto di lavoro, viaggiando in treno, in barca, in slitta e a piedi. Con loro avevano gli indumenti tessuti dalle donne di casa e gli attrezzi del loro mestiere, soprattutto scalpelli. Il peggior nemico era il freddo d'inverno e le zanzare d'estate.

E poi la polvere della pietra scheggiata, che ristagnava all'interno delle baracche, produceva la silicosi. Per cui tenevano un samovar sempre in funzione per bere the caldo con cui scaldarsi lo stomaco e sciacquare la polvere.

Lavoravano sulla linea ferrata durante l'inverno, perchè durante l'estate si costruivano i piloni dei ponti che attraversavano i corsi d'acqua: lo facevano, i nostri operai, usando cassoni ad aria compressa; poi quando i fiumi, appunto durante l'inverno, gelavano, e il ghiaccio raggiungeva uno spessore di oltre un metro, approfittavano della solidità del ghiaccio stesso usandolo come base dell'impalcatura.

Infatti essendo i piloni fuori dall'acqua, montavano le centine in legno e costruivano le volte in pietra da un pilone all'altro.

Durante l’inverno, per combattere la temperatura rigida, che nessuno avrebbe sopportato lavorando all’esterno, e avrebbe gelato la calce, trascinavano con i cavalli numerosi tronchi ad una distanza di 15/20 m dal luogo di lavoro. Quindi ne facevano grandi cataste, a monte e a valle, che poi incendiavano.

Così il fuoco, ardendo in continuazione, permetteva agli uomini di lavorare sempre a una temperatura sopportabile. Il disgelo arrivava con l'estate, ma ormai gli archi erano stati ultimati e il ponte era costruito.

 Da www.natisone.com

http://www.natisone.com/gnovis/archivio/nuove2009/nuove0804.htm