La Val Cosa e la Val d'Arzino fanno parte delle Prealpi Carniche Orientali. Amministrativamente appartengono al comune di Clauzetto e di Vito d'Asio in provincia di Pordenone.

Il Monte Pala dal Monte di Ragogna
Il Monte Pala dal Monte di Ragogna

Oltre alla strada provinciale che, ad anello, congiunge in senso antiorario Anduins con Pielungo, Pradis, Clauzetto, Vito d'Asio, per chiudersi nuovamente ad Anduins, e nel primo tratto prende il nome di Strada Regina Margherita, altre strade secondarie e forestali consentono l'accesso alle varie parti dell'area in esame. Non esiste un sentiero che porti alla cima del Monte Pala che pertanto si può raggiungere solo attraverso i boschi. Esistono ancora sentieri molto panoramici come quello che da Anduins conduce alla chiesetta della Madonna della Neve o quello che da Vito d'Asio sale alla croce di Vito. Esistono ancora molti sentieri che però sono di fatto non percorribili a causa del degrado conseguente all'abbandono delle zone montane.

La catena Sudalpina trae origine della collisione fra il fronte più avanzato della microplacca Apula o Adriatica, corrispondente al “promontorio africano” di Argand, e la zolla europea. Le deformazioni causate da questa collisione verificatesi tra il cretacico sup. e l'attuale, si diversificano per età, orientamento e variabilità del raccorciamento nei diversi settori. Il settore carnico-friulano coincide con il settore più orientale della catena Sudalpina ed ha subito i più sensibili raccorciamenti neogenici connessi a fenomeni di sottoscorrimento crostale, da sud verso nord. Nell'ambito delle Prealpi Carniche, dov'è situata la Val d'Arzino, l'elemento tettonico principale è rappresentato dal sovrascorrimento Barcis - Staro Selo. L'altro elemento tettonico che caratterizza l'area, è quella struttura originariamente definita da Feruglio nel 1925 come “ellissoide dell'Arzino o del Monte Prat”. Trattasi di un'anticlinale il cui fianco meridionale rovesciato sovrascorre verso sud le formazioni terziarie. Questa struttura è stata successivamente riconosciuta come una piega frontale sovrascorsa che per effetto dell'erosione dà luogo a finestre (ad esempio la finestra di Pert) e semifinestre tettoniche associate ai relativi lembi di ricoprimento. Da questa situazione strutturale deriva l'estrema instabilità della zona interessata da frequentissime frane.

Dolomia Principale in strati rovesciati lungo la strada Regina Margherita
Dolomia Principale in strati rovesciati lungo la strada Regina Margherita

Stratigraficamente i terreni più antichi sono riferibili al Triassico sup. (Norico – Retico Dolomia Principale), continuando con tutti i termini giurassici e cretacici (Calcari Grigi del Friuli – Lias, Calcare del Vajont – Dogger, Calcare di Soccher – Malm, Calcare ad Ellipsactinie – Titoniano Barremiano, Calcare del Cellina - Aptiano), fino ai termini paleogenici (Scaglia Rossa – Paleocene, Flysch di Clauzetto - Eocene).

Scaglia Rossa
Scaglia Rossa

In questa zona l'elemento acqua appare sempre come tratto emergente e caratterizzante dello scenario naturale, sia in forma di rii e torrenti che di polle e sorgenti, queste ultime rivelatrici con la loro frequenza di un'idrografia sotterranea altrettanto ricca ed articolata che quella di superficie. Questa ricchezza d'acqua trova motivazione ed alimentazione nell'apporto abbondante delle precipitazioni, caratteristica costante dell'intera fascia delle Prealpi Carniche.

Calcari cretacici e Scaglia Rossa
Calcari cretacici e Scaglia Rossa

Due corsi d'acqua principali delimitano l'area del Monte Pala ad ovest e ad est. Si tratta del torrente Cosa e del torrente Arzino. In epoche geologiche passate i due torrenti costituivano un unico corso d'acqua, prima che catture fluviali spesso dovute a sollevamenti tettonici, determinassero l'attuale assetto geo-idrografico dell'area. Il paleo Arzino deviava a monte del Pala in direzione sud ovest lungo il percorso dell'attuale torrente La Foce per riversarsi quindi nel solco che ora è occupato dal Cosa. Il nuovo percorso dell'Arzino che ora costeggia ad est il Monte Pala, dimostra la sua giovinezza con una forte capacità erosiva che ha inciso dal Foce fino ad Anduins una valle strettissima e profonda. Nel tratto dalla confluenza con il torrente Comugna fino a Pert, l'Arzino attraversa ed incide rocce carbonatiche. A valle di Pert intaglia nel calcare una vera e propria forra.

La prevalente tendenza al sollevamento che ancora oggi coinvolge il territorio giustifica la sismicità dell'area, i terremoti del secolo scorso ma anche quelli altrettanto disastrosi dei secoli precedenti. Al quadro sopra delineato si lega inoltre la franosità del bacino dovuta essenzialmente alla fragilità del litotipo e di conseguenza all'effetto dell'intensa compressione tettonica.


La frana di Clauzetto oggi
La frana di Clauzetto oggi

Negli ultimi giorni del marzo 1914 un'imponente frana si abbatteva su una vasta zona fra Clauzetto e Vito d'Asio.

E' stata accuratamente studiata da Michele Gortani che ha riportato i suoi risultati in "La frana di Clauzetto" (1915).

La frana è avvenuta in una "costiera" dove "una brachianticlinale di terreni cretacici ed eocenici si rovescia così da sovrapporre il calcare del cretacico al flysch".

La roccia viva in posto affiora in pochi punti soltanto, perchè gran parte della "costa montuosa" è formata da depositi di copertura.

Le spinte tettoniche subite dai calcari del Monte Pala ebbero per conseguenza, oltre alla piegatura, la frantumazione della roccia almeno negli strati più esterni verso la pianura, insieme con la frantumazione dei più rigidi fra i contigui strati marnosi ed arenacei.

Frantumazione e rovesciamento della piega predisposero tutta una serie di imponenti frane fra il Cosa e l'Arzino. Frane in gran parte post glaciali a cui sarebbero dovuti non soltanto i dossoni quasi interamente calcarei del Monte Corona, ma anche tutti i poggi a ripiani costituiti da terreni detritici calcarei e arenaceo marnosi che sopportano gli abitati di Dominisia, Clauzetto, Triviat, Vito d'Asio e Anduins.

La tavola di Beltrame sulla frana di Clauzetto (1914)
La tavola di Beltrame sulla frana di Clauzetto (1914)

Le frane maggiori risalgono ad epoca remota ma numerose frane sono avvenute anche in tempi storici e piccoli smottamenti si succedono con relativa frequenza.

La frana di Clauzetto può dirsi per una parte frana di roccia e per una parte frana di detrito. Frana di roccia per ciò che riguarda lo scoscendimento del Corona, frana di detrito per ciò che riguarda la "lama" di materiali prevalentemente arenaceo marnosi, slegati e misti a terriccio, che smottarono lentamente in basso.

Più cause sono state determinanti per la frana di Clauzetto: in primo luogo abbiamo la causale tettonica già precedentemente specificata, in secondo luogo sono da considerarsi le accertate frane quaternarie, con la formazione di grandi accumuli di materiali incoerenti. Vi è poi, come causa determinante, l'azione delle acque infiltranti e scorrenti sotto la copertura quaternaria.

La paleofrana del Masarach
La paleofrana del Masarach

La paleofrana del Masarach è un’antica frana di grandi dimensioni, classificabile come deformazione gravitativa profonda di versante (dgpv). Si tratta di una frana di scivolamento che ha coinvolto sia i calcari ad Ellipsactinie sovrascorsi che il flysch del substrato. Essa appare disarticolata in almeno due parti. 

Una zolla di ridotte dimensioni si è mobilizzata in tempi successivi con ogni probabilità piuttosto recenti data la freschezza morfologica d'insieme.

Un'ultima modificazione del corpo di frana è avvenuta in conseguenza degli eventi sismici del 1976 che hanno determinato una serie di collassi.

Ricordando che la grossolana bancatura dei calcari ad Ellipsactinie nella zona di provenienza della frana ha un assetto a franapoggio, si ritiene verosimile che la superficie di distacco e di movimento nei calcari tettonicamente sovrastanti al flysch abbia coinciso con i piani di stratificazione.

Nel flysch sottostante, intensamente tettonizzato e a reggipoggio la superficie di movimento si è invece impostata lungo piani di origine tettonica.

Una volta innescato il movimento, la massa di flysch coinvolta, sia per la sua elevata plasticità che per la spinta esercitata dai calcari, deve essere stata accumulata caoticamente sul fondovalle e poi rapidamente asportata dall'erosione torrentizia.

Ciò che resta della primitiva frana è pertanto rappresentato, nella quasi totalità, da calcari ad Ellipsactinie intensamente brecciati. Le dimensioni attuali sono molto ridotte rispetto alle originali e presentano un'estensione in pianta di circa 21 ha e il volume può essere stimato in 7,5 milioni di metri cubi.

Da “La Geologia del gruppo del Monte Pala”

del DDr. Geol. Eleonora Crupi

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L'acqua e la memoria

Val d'Arzino e altipiano di Pradis

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13 agosto 2014

L'impeto dell'Arzino a Cjamp, Pert e Casiacco in un giorno burrascoso

Messaggero Veneto, 27 settembre 2013

Il 27 settembre 2013 il DDr. Geol. Eleonora Crupi ha tenuto una conferenza dal titolo: "Il Pala, un monte venuto dal nord" sulla stratigrafia connessa all'evoluzione strutturale del gruppo montuoso.

    

       IL POPOLO

del 13 ottobre 2013