VICENDA SITO PARROCCHIEVALDARZINO.IT

 

In queste righe la storia di una geologa triestina, la mia storia, titolare di uno studio professionale in Austria arrivata in Val d’Arzino nelle prealpi carniche in provincia di Pordenone nel 2012 per un rilevamento geologico di dettaglio. La storia di una credente praticante che nonostante l’incarico lavorativo trova il tempo di mettere al servizio delle parrocchie della valle le sue capacità ed anche la sua possibilità economica ricevendo in cambio soltanto calunnie e diffamazioni da parte del parroco.
Nell’ottobre 2012 avendone la capacità propongo, creo, pago e gestisco il sito parrocchievaldarzino.it (ora valcosavaldarzino.it), con piena soddisfazione del parroco. Cerco con i miei interventi di descrivere le bellezze naturalistiche e la storia di quei luoghi e di unire tutte le comunità parrocchiali di Vito d’Asio, in totale cinque, nelle prealpi carniche pordenonesi, documentando con foto e video la vita di queste piccole frazioni distanti fra loro fino a 30 km e più. Il sito viene lodato sui quotidiani locali. Oltre alla costruzione e gestione del sito che vale circa 10.000 €, da credente praticante ho cercato di far del bene anche economicamente con varie offerte, la più rilevante delle quali è la somma di 5000 € per la parrocchia di Anduins.
Ad un certo punto, il comportamento del parroco, che pur era stato varie volte ospite a pranzo o cena a casa di mia madre con il collaboratore festivo don Eros ed anche con il Vescovo di Concordia - Pordenone mons. Giuseppe Pellegrini, comincia impercettibilmente a cambiare. Perchè? Forse perché non accettavo le sue imposizioni di amicizie maschili che o avrei dovuto foraggiare viste le mie eredità, oppure avrei dovuto accettare le “attenzioni” di persone più che mature. In ogni caso continuo a gestire il sito con entusiasmo correggendo anche il foglietto settimanale che il parroco mi inviava anche solo un quarto d’ora prima della stampa per un’ultima correzione. Il 15 novembre 2013 il parroco a nome delle parrocchie, durante un piccolo rinfresco di arrivederci da me offerto dopo la messa, mi consegna una pianta ringraziandomi di tutto il bene che faccio per le comunità. Il 18 novembre 2013 ritorno in Austria dove risiedo perché il mio studio professionale di geologia di cui sono titolare ha bisogno di me. Il 2 febbraio 2014 sul libro degli ospiti del sito appare un messaggio anonimo estremamente volgare ed offensivo nei confronti delle chiese e miei. Il parroco informato mi scrive che la cosa è grave e che bisogna fare qualcosa visto che sono coinvolta anche io. Dato che altre volte aveva biasimato atti dovuti a sola maleducazione sul foglietto settimanale, gli propongo di scrivere anche questa volta due righe. Retrocede da quanto detto in precedenza e si rifiuta di farlo perché “coinvolgerebbe persone che non c’entrano e creerebbe confusione”. Ripeto, il commento era anonimo. Alle mie richieste di spiegazioni reagisce imponendomi di chiudere il mio sito ed al mio rifiuto succede l’ecatombe. Mi blocca sui social, non risponde alle mie mail e gli abitanti dei paesi mi riferiscono che ha iniziato una campagna denigratoria nei miei confronti di cui fa parte anche l’annuncio apparso sul foglietto del 9 febbraio 2014 in cui scrive gelidamente che “il sito parrocchievaldarzino.it non è più da considerarsi il sito ufficiale delle parrocchie” senza nessuna spiegazione pubblicando però il testo le cui bozze mi aveva inviato da correggere senza una parola di accompagnamento e che io avevo corretto. Gli invio nello spazio di un mese un totale di otto mail chiedendogli un colloquio e dicendomi disposta a venire dall’Austria pur di chiarire una situazione per me incomprensibile ma mai una risposta. Mi fa contattare per mail da un impiegato della curia che con nemmeno tanto velate minacce, tirando in ballo a sproposito vari canoni canonici, vuole appropriarsi del mio sito. Mi rivolgo al Vescovo che mi assicura la sua vicinanza e mi promette di intervenire ma non succede niente. In aprile 2014 vengo in Italia e il parroco elimina i fiori che avevo portato a Santa Margherita, non risponde al saluto e addirittura mi impedisce di entrare nelle sale comunitarie della canonica senza mai voler dare una spiegazione del suo comportamento. In maggio 2014 ricevo delle lettere anonime di offese e minacce. Il 30 maggio 2014 esce su un quotidiano questa notizia e alle 12.15 dello stesso giorno il parroco in Questura a Pordenone chiede un provvedimento amministrativo di ammonimento per stalking nei miei confronti usando come motivazione le otto mail che gli avevo mandato, il mio rifiuto di dargli il mio sito, la pubblicazione del foglietto settimanale e le foto che lo ritraevano durante le celebrazioni liturgiche che secondo lui pubblicavo per denigrarlo. (N.B. Per la pubblicazione del bollettino, un foglio A4 piegato a metà, che è distribuito dappertutto ed ovviamente gratuitamente, dovrei essere ringraziata perché contribuisco alla sua più larga diffusione e questo è addirittura un dovere del fedele secondo il codice canonico e le foto fino a quel giorno gli andavano bene). Il 15 novembre 2014 al mio rientro ad Anduins dall’Austria dove nel frattempo ero ritornata, mi viene notificato l’ammonimento. (Faccio notare che se invece di un prete ci fosse stata una persona comune, per quella richiesto di ammonimento le avrebbero riso dietro ma l'Italia non è un paese laico, si genuflette ancora davanti alla Chiesa). Il mio avvocato prepara immediatamente il ricorso chiedendo l’accesso agli atti come la legge prevede. Inspiegabilmente entra in campo la curia che vieta alla Questura di dare gli atti contravvenendo ad un diritto di ogni cittadino di approntare una difesa consapevole. Il mio avvocato presenta il ricorso senza l’ausilio degli atti entro i termini stabiliti dalla legge e appena dopo ci viene dato un molto parziale accesso agli atti. Il 27 marzo 2015 il TAR (tribunale amministrativo regionale del Friuli - Venezia Giulia), rendeva sentenza in forma semplificata travolgendo l’assurdo ammonimento della Questura condannando lo stato, cioè i cittadini, a risarcirmi poco più di 5000 € di spese legali (che mi sono state puntualmente versate).. Solo a quel punto veniamo a conoscenza di tutti gli atti e mi rendo conto delle mostruose infamanti calunnie e delle diffamazioni di cui sono stata oggetto. Naturalmente il tutto è stato prontamente portato al vaglio della magistratura. Da quel momento vengo molestata dal parroco in tutti i modi possibili: diffamazioni e calunnie sui social network e sui giornali, divieti fatti apposta per me per denigrarmi, boicottaggi continui al mio sito ed alla pagina Facebook connessa (Luoghi e parrocchie della Val Cosa e della Val d’Arzino e non solo), incitamenti a non visitarli, comportamenti molesti, il tutto viene da me denunciato alle autorità competenti. Mi si vuole addirittura colpevolizzare perchè, secondo il prete, non avrei neanche il diritto di reagire a delle accuse infamanti. In aprile 2015 il Vescovo, informato degli ultimi fatti, mi invia una lettera raccomandata a cui fa seguito una telefonata, in cui si dichiara pronto ad organizzare un incontro per arrivare finalmente ad un chiarimento da parte del parroco. A tutt’oggi però tutto tace.

Tutta la vicenda è stata portata a conoscenza degli uffici competenti in materia in Vaticano ed anche del Santo Padre.

 

L'epilogo, almeno per ora, di questa triste vicenda è che sono stata costretta a presentare una causa civile per danni. Secondo gli ultimi dettami della legge questa deve essere preceduta da una mediazione. Invece di un risarcimento economico che mi spetta, per carità cristiana e misericordia mi accontentavo di scuse pubbliche, ma dopo aver tergiversato per tre mesi, il parroco convenuto ha rifiutato e quindi l'iter della causa procede.

 

Chiaramente tutto quanto suesposto è verificabile da documenti che posso mostrare in qualunque momento.
Se tutto questo fosse successo in una città quasi nessuno ci avrebbe fatto caso, ma è successo in un paese molto piccolo, con poche centinaia di abitanti ed è stato tanto più devastante perchè in una piccola comunità tutti parlano di tutti.
Ora mi chiedo dov’è la misericordia che certi preti predicano? dov’è la carità, la fraternità, l’amore per il prossimo? in che mani è la Chiesa? nelle mani di preti che gettano fiori e piante portate in chiesa? che non celebrano messe richieste negli appositi foglietti per i defunti? preti che massacrano i benefattori, la gente per bene con le accuse più infamanti? preti che dall’altare chiedono ai fedeli di perdonare i fratelli ma che non sono capaci loro di chiederlo il perdono dopo tutto il male che hanno fatto? preti che intimidiscono certi giornalisti che fanno solo il loro mestiere che è quello di informare la gente su quanto succede? cosicché il giornale ora con me svicola mentre pubblica calunnie e diffamazioni del prete, preti che si comportano come se l’Italia non fosse un paese laico ma sotto la sovranità della Città del Vaticano? Dove sta andando la Chiesa? Non si rendono conto del male che le fanno? E’ questa una Chiesa che permette che un suo ministro massacri da più di tre anni una persona per bene e che ha fatto del bene in quelle comunità? Poi si parla di femminicidio e questo come lo definiamo? un femminicidio psicologico nel quale nessuno si prende cura della vittima ma al contrario, com’è tipico della Chiesa, la accusa, di cosa non si sa, ma cerca di intorbidare le acque inventando le cose credendo che gettando fango continuamente un po’ ne rimarrà attaccato ma non capiscono che quando una persona sa di essere dalla parte del giusto non ha paura di niente perché la verità insistendo viene sempre a galla e come diceva San Giovanni Paolo II “non c’è pace senza giustizia” e questa bisogna perseguire sempre.
Un proverbio dice: non far del bene se non sai sopportare l’ingratitudine, ma mai avrei immaginato di dover sopportare tanto male e che questo male derivi proprio da chi predica bontà, fraternità, amore per il prossimo.

Ancora un fatto che esula dal sito e che pensavo di non riportare perchè vergognoso, non per me perchè io non ho niente da nascondere, ma per chi ha messo in giro una tale assurdità.

Dopo la sentenza del TAR, siamo venuti finalmente a conoscenza di tutti gli atti che la Curia voleva tenere nascosti, hanno infatti scritto che altrimenti "recherebbe detrimento allo stesso ministero pastorale".

Leggo dai ricorso al TAR del mio avvocato: "Si espone poi che la dottoressa avrebbe utilizzato la scusa del sito per contattarlo tutti i giorni presentandosi in canonica con abiti succinti e regalini vari e che tale comportamento si sarebbe protratto fino al 2 febbraio 2014 (notare che io dal 18 novembre 2013 ero in Austria e sono tornata in Italia in aprile mentre il 2 febbraio è la data del messaggio anonimo offensivo). Se tali affermazioni non fossero del tutto risibili (e come tali da considerarsi), meriterebbero di certo opportune azioni a tutela della dignità e dell'onore della dottoressa (che si valuteranno). Sono affermazioni che offendono la persona della ricorrente e che lasciano intendere che vi sia stato un interesse diverso da quello di servizio alla parrocchia da parte della dottoressa: un interesse di natura sentimentale da parte di una fedele nei confronti di un parroco quasi sessantenne avallato dalla madre della donna che avrebbe tramato con la figlia per lasciarla da sola con il parroco. Francamente, pare di leggere un mediocre romanzo d'appendice o una telenovela".


E qui mi fermo, per ora.

18 marzo 2017